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27Giugno 2018

Diabete: che rischi comporta per la nostra salute?

Diabete: che rischi comporta per la nostra salute?

Il diabete possiamo definirlo una malattia cronica che comporta sempre una condizione di
iperglicemia, ossia degli elevati livelli di glucosio nel sangue. Quali sono i rischi che comporta per la nostra salute?

Partiamo dal principio, a cosa serve il glucosio?

Il glucosio rappresenta la più importante fonte di energia per le cellule del nostro organismo e proprio per questo, oltre ad essere utilizzato immediatamente, viene anche immagazzinato sotto forma di un’altra molecola chiamata glicogeno. Quale “percorso” segue?
1. Quando ci nutriamo gli alimenti vengono scomposti e i processi digestivi permettono il discioglimento del glucosio nel sangue. La gran parte dei carboidrati nel cibo viene convertita entro un paio di ore in glucosio.
2. Una volta disciolto, viene trasportato all’interno delle cellule per essere poi utilizzato e/o immagazzinato.
3. L’insulina è il principale ormone che regola l’ingresso del glucosio dal sangue nelle cellule (in quelle muscolari e adipose) ed è prodotta dalle cellule β del pancreas come esatta risposta all’innalzamento dei livelli di glucosio nel sangue (per esempio dopo un pasto), le cellule β del pancreas sono infatti stimolate dagli alti valori di glicemia e inibite dai valori bassi.
Se la disponibilità di insulina è insufficiente (deficit di insulina) o se le cellule rispondono in maniera inadeguata ad essa (insulino-resistenza) o se l’insulina prodotta è difettosa, il glucosio non può essere efficacemente utilizzato dal nostro organismo: la conseguenza di ciò è uno stato di carenza di glucosio nei tessuti con al contrario elevati valori nel circolo sanguigno.

Classifichiamo il diabete

Esistono diversi tipi di diabete e diverse circostanze in cui esso può presentarsi:
Diabete Mellito può essere di tipo 1 o di tipo 2
• Diabete di tipo 1: E’ una patologia autoimmune, poiché in questo caso è il corpo stesso che attiva una risposta immunitaria contro le proprie cellule β del pancreas, che vengono distrutte e che portano ad una condizione di insulino-deficienza. Questa forma compare in età giovanile.
• Diabete di tipo 2: in questo caso i pazienti conservano una funzionalità limitata delle cellule β (responsabili della produzione di insulina), queste producono insulina ma non quanto serve a mantenere stabili i livelli di glucosio nel sangue. Il diabete di tipo 2 insorge in tarda età e non è di tipo immunitario, ma dovuto a diversi fattori: ambientali, ereditari e comportamentali.
• Diabete gestazionale: in questo caso si intende un aumento dei livelli di glucosio rilevati per la prima volta nel periodo della gravidanza. E’ una condizione che non si verifica e che generalmente, tende ascomparire al termine della gravidanza; tuttavia, va diagnosticata e monitorata in modo adeguato per evitare conseguenze, a volte anche gravi, sia per la madre che per il bimbo.

Diabete secondario

In questo caso il diabete si sviluppa in seguito ad altre patologie correlate al pancreas, oppure in seguito a traumi o operazioni chirurgiche, o per malattie che interessano le ghiandole endocrine o ancora per intensi trattamenti con alcuni farmaci.

Diabete insipido

E’ una forma particolare di diabete, dovuta ad un alterato funzionamento dell’ipofisi, che presenta i vari sintomi legati al diabete mellito senza presentare livelli alti di zucchero nel sangue. In questo caso le urine sono molto poco concentrate come conseguenza di una scorretta produzione di un ormone prodotto appunto dall’ipofisi.

La causa del diabete è unicamente lo zucchero?

In Europa circa 75 milioni di persone soffrono di questa malattia e 1 adulto su 4 si trova in una fase che precede quella diabetica. Per come si è diffusa tale patologia, sia per quanto riguarda lo sviluppo geografico che per le tempistiche, si può escludere che la causa principale sia genetica.
Infatti tale problema colpisce per lo più i paesi maggiormente industrializzati, all’interno dei quali, negli ultimi 50 anni si sono succeduti radicali cambiamenti nello stile di vita e nelle abitudini alimentariseguite.
Tutti fattori che escludono la componente genetica come causa principale di diffusione di tale patologia.
Il consumo sempre più massiccio di carboidrati raffinati e la produzione di alimenti industrialmente elaborati, infatti hanno fatto sì che i nostri cibi fossero molto poveri di nutrienti, nonostante registrassero altissimi livelli calorici.
Dobbiamo tenere conto inoltre della sedentarietà: lo stile di vita odierno è diventato molto più sedentario rispetto al passato, creando così un maggior disequilibrio nei livelli di zucchero nel sangue (che non viene correttamente “consumato”).
Il problema quindi non è rappresentato esclusivamente dai dolci e dall’utilizzo dello zucchero come dolcificante, ma da tutto ciò che si nasconde in ciò che mangiamo al giorno d’oggi e che si traduce comunque in altissimi livelli di glucosio nel sangue.

Patologie correlate

Questa patologia nel tempo tende ad associarsi ad altre complicanze, soprattutto che riguardano la circolazione sanguigna (ostruzioni più o meno gravi dei vasi sanguigni o alterazioni dei piccoli vasi, per lo più a livello di retina, reni e nervi).
Inoltre il diabete comporta un aumento del peso legata ad un’intensa sensazione di fame e può far aumentare il rischio di cancro, di disfunzione erettile negli uomini o di impotenza sessuale in generale. Essendo l’insulina un ormone pro infiammatorio, cresce anche la predisposizione alle infiammazioni. Si rischia l’ipotiroidismo, l’invecchiamento precoce delle nostre cellule e le malattie neurodegenerative come l’Alzheimer (anche definito diabete di tipo 3).
26Settembre 2016

Arteriosclerosi e aterosclerosi: cause, sintomi, cure e dimostrazione clinica di regressione della patologia

Per la medicina ufficiale i meccanismi patogenetici dell’ aterosclerosi restano ancora da chiarire. Dunque, mentre gli esperti parlano di cause multifattoriali alla radice della malattia aterosclerotica , di fatto non sono ancora disponibili delle cure davvero risolutive e preventive, a tutto vantaggio delle prescrizioni mediche di faramci che placano alcuni sintomi aggiungendone di nuovi a causa degli effetti collaterali.
Alcuni gruppi di ricercatori, tra questi il dottor Rath, tuttavia, hanno dimostrato come attuare la naturale regressione della patologia in questione senza effetti collaterali.
Purtroppo, di questi studi nessuna casa farmaceutica se ne vuole interessare per ovvi motivi tesi a mantenere il giro di affari, mentre l’ informazione scientifica su approcci naturali rimane lontano dal grande pubblico, confinata nelle riviste scientifiche di settore.
Sia il sistema della formazione medica che quello dell’informazione tendono a proteggere gli interessi economici dei grandi gruppi farmaceutici. Pertanto, la ricerca scientifica sulle terapie naturali di fatto rappresenta una minaccia alla vendita della stragrande maggioranza dei farmaci, tra i quali ad esempio spiccano le statine uno degli affari più redditizi degli ultimi 20 anni.
Grazie agli interessi economici in gioco, molte malattie, soprattutto quelle croniche (ad esempio malattie cardiovascolari e cancro), restano le piaghe sanitarie più insidiose e ancora ufficialmente irrisolte nel mondo; malattie trattate alla stregua di una mucca da mungere da molta parte della ricerca scientifica finanziata (talvolta pilotata) dalle case farmaceutiche che, con i loro personaggi di spicco, ottengono l’appoggio delle istituzioni (università, ospedali, gruppi e associazioni di pazienti).

SCIENZIATI RICONOSCIUTI NEI LORO STUDI MA ESCLUSI DALL’INFORMAZIONE DI MASSA

Per ridurre i livelli di colesterolo e i depositi nelle arterie in modo naturale e senza effetti collaterali, ci sono finalmente delle speranze reali e fondate: lo conferma uno studio del 1996 basato sulla ricerca pionieristica del Premio Nobel L. Pauling e del dottor M. Rath.
C’è da chiedersi come mai questa ricerca non è stata pubblicizzata o discussa con il grande pubblico, e presso la classe medica sia completamente sconosciuta. Forse anche tu ne sei venuto a conoscenza solo ora, benchè la pubblicazione dello studio risalga al 1996.
Ecco, questo è un esempio di quanto il potere economico delle case farmaceutiche possa influenzare giornali, televisioni, università, corsi di formazione continua, organi di controllo sanitari, fino all’approvazione delle leggi di uno stato industrializzato. Prima di parlare della ricerca condotta dal dr Rath, in continuità con il lavoro di L. Pauling voglio offrirti alcuni punti di vista non comuni.
UNO SGUARDO REALISTICO AL SISTEMA VASCOLARE Se si riuscisse a trasformare il sistema vascolare, con tutte le sue arterie, vene e capillari, in una superficie unica, coprirebbe un’area grande quanto un campo di calcio. Eppure questo enorme sistema si usura principalmente in una piccolissima zona: quella delle arterie coronarie e poche altre zone come ad esempio le carotidi.
Alla luce di quanto hai appena letto, è ancora logico considerare il colesterolo tra le principali cause dell’infarto e dell’ictus? Se così fosse, le placche aterosclerotiche si dovrebbero manifestare in modo uniforme su tutto il sistema cardiovascolare, interessando ad esempio anche le vene. In fondo il colesterolo è presente nel sangue e il sangue scorre ovunque! Nel testo che segue troverai la risposta del dr Rath.

LISTA ARGOMENTI

Aterosclerosi

L’aterosclerosi è la calcificazione della tonaca intima, strato di cellule endoteliali che delimitano il lume del vaso. Si tratta di una malattia infiammatoria cronica delle arterie di grande e medio calibro (aorta, coronarie, carotidi, arterie degli arti inferiori e del circolo cerebrale), caratterizzata da depositi di lipidi e altre sostanze nelle pareti dell’arteria.
Può avere inizio già dopo i 15 anni d’età, soprattutto se non viene fatta alcuna educazione alla prevenzione.

CAUSE

Fumo, cattiva nutrizione, cibo spazzatura, quantità inadeguate di micronutrienti nell’alimentazione, inquinamento atmosferico, ipercolesterolemia, diabete mellito, ipertensione, obesità.

COME SI SVILUPPA

Uno strato fatto di grassi, elementi di coagulo del sangue, colesterolo, calcio, sostanze presenti nell’ambiente, nel cibo che mangi ed altro, si accumulano nelle arterie sotto forma di placche, lasciando via via sempre meno spazio per il fluire del sangue. Le placche aterosclerotiche possono bloccare completamente la circolazione, oppure staccarsi in piccole parti dalle pareti dei vasi provocando infarto o ictus. L’aterosclerosi compare con gradualità e se si presenta in forma lieve di solito non ha alcun sintomo.

ARTERIOSCLEROSI

L’ arteriosclerosi interessa la tonaca media del vaso sanguigno, un elemento di sostegno e contrazione, costituito per lo più da cellule muscolari lisce, collagene, componenti del tessuto connettivo e fibre elastiche. I vasi arteriosi più comunemente interessati da questa patologia sono le arterie femorali, tibiali, radiali, ulnari ed uterine. Tipica dei pazienti in età avanzata che presentano insufficienza renale cronica o diabete tipo II (Edmonds et al., 1982), è priva di esiti stenosanti sul lume vascolare.
E’ caratterizzata da un irrigidimento della tonaca dei vasi e conseguente sviluppo di calcificazioni focali a livello della tonaca media. Anche lo stress ha un ruolo in questo caso, quando ad esempio per qualche ragione non viene correttamente smaltita l’adrenalina che è entrata in circolo all’interno delle pareti arteriose. Come conseguenza il cuore pompa con più vigore per far arrivare il sangue agli organi.
Lo sforzo per contrastare la rigidità e l’ispessimento delle pareti vascolari, da una parte fa aumentare l’intensità del flusso di sangue, ma come conseguenza, per resistere alla pressione, le arterie si ispessiscono. Detto in parole semplici, se rimane adrenalina in circolo, è come se le arterie mettessero su “muscoli” in grado di produrre abbastanza rapidamente una rigidità della parete arteriosa che lascia meno spazio al lume ematico. In breve si arriva all’ipertensione essenziale, per la quale la medicina ufficiale non è ancora riuscita a spiegarne le cause, e l’unica cura possibile è rivolta al sintomo.
Con il termine arteriosclerosi, quindi, s’intende un indurimento della parete arteriosa che compare con il progredire dell’età e soprattutto con l’alta pressione. Questo indurimento arterioso è la conseguenza dell’accumulo di tessuto connettivale fibroso a scapito della componente elastica.

Sintomi dell’aterosclerosi

Normalmente non si avvertono i sintomi dell’aterosclerosi finché un’arteria è talmente ristretta od ostruita da non essere in grado di rifornire gli organi ed i tessuti con un flusso di sangue adeguato. I sintomi dell’aterosclerosi, di forma da lieve a grave, dipendono dalle arterie colpite. Ad esempio se ad essere colpite sono:
– arterie cardiache: i sintomi sono simili a quelli di un infarto, ad esempio dolore al torace (angina);
– arterie dirette al cervello: i sintomi vanno dall’ ictus ad un attacco ischemico transitorio (TIA): intorpidimento e debolezza improvvisi agli arti, difficoltà di parola, balbettio inspiegabile, debolezza della muscolatura facciale.
– Arterie delle braccia e delle gambe: male alle gambe quando cammini (claudicatio intermittens). Tra i sintomi di ispessimento ed indurimento della parte arteriosa vi è l’alta pressione.

Fattori di Rischio

Ufficialmente sono stati identificati dei fattori che probabilmente promuovono i depositi di placca e l’ispessiemento delle pareti arteriose e sono stati suddivisi in due gruppi: primario e secondario. Tra i fattori di rischio primario la medicina ufficiale elenca: il fumo, la sedentarietà, il colesterolo elevato, il diabete mellito, l’ipertensione. I fattori di rischio secondari sono: l’obesità, la razza (alcune popolazioni come quelle africane hanno un rischio più elevato), la familiarità, la cattiva nutrizione, alti livelli di colesterolo VLDL (a bassissima densità), livelli di fibrinogeno elevato, difficoltà nel gestire lo stress.
La medicina ufficiale non è ancora riuscita a chiarire diversi aspetti che riguardano le patologie cardiovascolari:
– il fenomeno dei depositi nelle arterie,
– da cosa dipende il colesterolo elevato,
– l’ipertensione essenziale.
Fin qui, se non l’hai notato, abbiamo parlato solo ed unicamente di arterie.

Il colesterolo alto visto come sintomo e non come causa dell’infarto

Il termine più utilizzato per descrivere il processo di invecchiamento delle arterie è arteriosclerosi e si riferisce appunto alle arterie. Seguendo la logica della medicina ufficiale, che pone l’accento sui valori del colesterolo, si dovrebbe parlare anche di “venosclerosi”.
Tale processo però non si verifica in quanto le vene non sono sottoposte al medesimo sforzo meccanico delle arterie. La calcificazione delle vene si verifica solo quando una vena viene reimpiantata come bypass coronarico. In questo caso essa assume la funzione di un’arteria e possono verificarsi dei depositi.
Le vene, dunque, lavorano meno delle arterie, di conseguenza, non possono mostrare i sintomi di una sclerosi. Se il colesterolo fosse la causa della calcificazione, i depositi dovrebbero presentarsi in egual misura nelle arterie e nelle vene. Chiunque è in grado di capirlo.
Questa è la dimostrazione chiara e logica che il colesterolo non può essere la causa principale dell’infarto cardiaco, dunque, sarebbe più corretto dire che i livelli elevati di colesterolo rientrano nel gruppo dei fattori di rischio secondari. L’infarto è provocato dalla debolezza delle pareti vascolari esposte a stress meccanico. Normalmente i ricercatori non fanno mai riferimento all’usura.
Il ritmo cardiaco causa usura e dunque una maggior necessità di sostituire le cellule che formano le pareti arteriose. Se la medicina ufficiale avesse ragione dovremmo avere degli iinfarti che si manifestano anche nelle mani oppure nel naso. Quando la parete arteriosa inizia ad indebolirsi, perchè non trova sufficienti micronutrienti utili alla sua struttura, viene intaccata dal colesterolo.

EFFETTI DI UN INSUFFICIENTE APPORTO DI NUTRIENTI SULLA PARETE DELLE ARTERIE

Parete-vascolare-indebolita

La regressione naturale della malattia cardiovascolare

La regressione dell’aterosclerosi inizia con il processo di guarigione nella parete arteriosa indebolita. Nel 1990 la ricerca di Pauling e Rath dimostra come il deficit di vitamina C sviluppa depositi di placca aterosclerotica nelle cavie utilizzate, e che questi depositi sono costituiti da Lp (a) (Lipo-proteine) e fibrinogeno.
Rath, M. & Pauling, L. (1990) Immunological Evidence For The Accumulation Of Lipoprotein(A) In The Atherosclerotic Lesion Of The Hypoascorbemic Guinea Pig, Proceedings of the National Academy of Sciences USA, 87: 9388-9390.
Oltre alla vitamina C, la quale stimola la produzione di molecole di collagene, anche gli altri componenti del programma vitaminico del Dr. Rath sono indispensabili per questo processo di guarigione. Ciò è chiaramente dimostrato dai risultati della ricerca clinica pubblicata nel 1996.
Il grafico qui a sinistra sintetizza le funzioni protettive di questo programma a base di nutrienti essenziali. Al centro della figura c’è l’immagine della sezione trasversale dei depositi aterosclerotici in un’arteria coronaria umana. La zona rossa sopra la placca rappresenta l’area dove scorre normalmente il sangue.
Le lipoproteine (molecole di grasso) al centro dei depositi sono macchiate di nero mediante una tecnica specifica. Due delle molecole di lipoproteina (una molecola di lipoproteina ed una di LDL – in giallo) tra migliaia di molecole in questa placca sono state ingrandite schematicamente.
Queste lipoproteine si sono depositate all’interno della parete arteriosa nel corso di molti anni. Intorno al nucleo della placca si forma una massa locale a partire dalle cellule muscolari tipiche della parete arteriosa. Questa massa di cellule muscolari è un altro modo con cui l’organismo stabilizza la parete arteriosa priva di vitamine.
Il deposito di lipoproteine e la massa di cellule muscolari sulla parete arteriosa sono i fattori più importanti che determinano la dimensione della placca e, di conseguenza, lo sviluppo delle cardiopatie coronariche.
Qualunque terapia in grado di bloccare questi due meccanismi dell’aterosclerosi deve poter anche far regredire la stessa cardiopatia coronarica.
I nutrienti essenziali del programma vitaminico del Dr. Rath operano in sinergia su entrambi i meccanismi nel modo seguente:
1. stabilizzano la parete arteriosa garantendo una ottimale produzione di collagene;
2. arrestano la crescita eccessiva delle cellule intorno alla placca;
3. impediscono il deposito della lipo-proteina (a) e delle molecole di colesterolo LDL;
4. forniscono una protezione antiossidante alla parete arteriosa.
INTEGRAZIONE SPECIFICA PER LA RIDUZIONE DELLA PLACCA ATEROSCLEROTICA
E PER MANTENERE LE ARTERIE IN OTTIMO STATO
Ricerche scientifiche e studi clinici hanno già dimostrato l’importanza della vitamina C, della vitamina B3 (niacina), della vitamina B5 (acido pantotenico), della vitamina E, della carnitina, della lisina e della prolina, nell’abbassare i livelli ematici elevati di colesterolo e di altri fattori di rischio secondari.
Il programma vitaminico del Dr. Rath è stato il frutto di un’attenta ricerca volta a ottenere specifiche sinergie di micronutrienti che contribuiscono anche a dosaggi relativamente bassi a normalizzare i livelli elevati dei fattori di rischio secondari. Questi nutrienti essenziali abbassano la velocità di produzione, nel fegato, del colesterolo e di altre molecole di riparazione e contemporaneamente contribuiscono a riparare le pareti arteriose.

Alcuni consigli per i pazienti con colesterolo alto e altri fattori di rischio secondari.

Abbassare il colesterolo senza prima stabilizzare le pareti arteriose è una terapia cardiovascolare insufficiente e infausta. Inizia prima possibile ad incrementare la resistenza delle pareti arteriose seguendo il programma vitaminico illustrato in queste pagine. Di conseguenza, i livelli ematici di colesterolo e di altri fattori di rischio tenderanno a normalizzarsi. Nel caso in cui tu ne faccia uso, il consiglio del dott. Rath è di sospendere il prima possibile l’assunzione di farmaci per abbassare il livello di colesterolo o di lipidi.
I prodotti MEETAB sono stati Elaborati ed Evoluti in base alle scoperte del Dott Paulin e del Dott. Rath dal Dott Dimitri Tsoukalas e i suoi collaboratori
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